Nullus in orbe sinus Baiis praelucet amoenis

Orazio (Epistuale I, 1, 83)

golfo di baia

Baiae

Baia

I siti archeologici di Baia

"Lì dicono il sole è più splendente, l’area salubre, il clima mite e la mente umana entra in contatto con un mondo misterioso”

Così descrive Baia l’epigono latino Cassiodoro nel VI secolo d.C.
In realtà la bellezza del paesaggio, la presenza delle sorgenti di acqua calda e di vapori solforosi del sottosuolo vulcanico avevano reso famosi questi luoghi sin dal II secolo a.C. favorendo la presenza della nobiltà romana interessata allo sfruttamento delle acque termali e di trascorrere gli otia nelle ville marittime che qui trovarono ubicazione.

Ciò favorì una forte connotazione termale e residenziale di Baia a carattere sia pubblico che privato, che quindi vide uno sviluppo non di tipo urbano ma più di “vicus”, ovvero interessato dalla costruzione di edifici isolati e collocati nei punti più alti e in posizione panoramica a godere dei paesaggi.

Questa connotazione residenziale e termale di Baia trova il suo apice nel periodo imperiale quando si accentua la valenza di Baia come luogo di piacere; probabilmente il fasto espresso nelle costruzioni delle ville, le abitudini dei proprietari e dei frequentatori delle terme provocarono il biasimo dei contemporanei e Baia divenne sinonimo di dissolutezza e trasgressione morale.

Baia divenne residenza della famiglia imperiale e continuò ad esserlo nei tre secoli successivi; qui l’imperatore Alessandro Severo agli inizi del III secolo fece costruire un palatium cum stagno in onore alla madre Nemea, nonché edifici simili per la sua famiglia.

La fama di Baia si perpetuò ancora per tutto il IV secolo quando, per effetto del bradisismo, iniziò un graduale inabissamento della costa e la conseguente decadenza della zona pur se le sue acque termali continuarono ad essere sfruttate fino XVII secolo.

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